Marjia Gimbutas
Riprendo a scrivere su questo spazio dopo un’interruzione di alcuni mesi dovuta a cause molteplici: la mole di impegni che mi hanno tenuta occupata con presentazioni delle mie Donne che non muoiono, che pare si potranno finalmente riposare un po’ e mettersi a chiacchierare tra di loro del più e del meno, coordinamenti di iniziative varie, letture che si impongono a vario titolo e recensioni e… un nuovo lavoro di scrittura che si sta prendendo sempre più spazio nei pensieri e nel mio tempo. Non da ultimo il cambiamento del sistema operativo di questa pagina che non ho ancora assimilato del tutto, un nuovo computer che mi rallenta. E poi, lo vogliamo dire? Impiego più tempo a fare le cose. Vado lenta. E questo è. Ma per tornare alle iniziative in corso che sto seguendo, domani 17 aprile ci sarà la seconda puntata del ciclo Custodi di parole che sto coordinando per il Centro antiviolenza Ananke di Pescara. Vederemo il docufilm su Marija Gimbutas, Signs out of time. Un lavoro pensato e realizzato da Starhawk, celebre ecofemminista e strega, e Donna Read, regista e sceneggiatrice, autrice di The Burning Times, un bellissimo (!) film sulla caccia alle streghe. L’opera e il lavoro di Gimbutas ha consentito di dare voce alle migliaia di ritrovamenti in tutta l’Europa, mettendo in connessione tra loro segni e simbologie, e quindi parola e quindi narrazione di un’epoca all’origine della nostra civiltà, mai presa in considerazione come tale, e mettendo indietro la datazione del tempo storico di almeno 5000 anni. Civiltà pacifiche, policentriche e egualitarie, in armonia con i cicli naturali della vita e governate da un principio ordinatore di rigenerazione iscritto nel corpo femminile. Questo raccontano le migliaia di statuette ritrovate negli scavi condotti in tutta l’Europa Nord Orientale, compresa l’Italia. Ho scritto in maniera un po’ sommaria, ma per chi volesse approfondire si possono trovare in Rete molte notizie, documenti e il film su YouTube.






