Marise Ferro e La Sconosciuta, nella mia recensione pubblicata sul numero 172 di Leggendaria

Marise Ferro e La Sconosciuta, nella mia recensione pubblicata sul numero 172 di Leggendaria

Tra le numerose e amate “madri di scrittura” i cui lavori tornano sempre più spesso nelle librerie, grazie a case editrici attente e a tante studiose che se ne prendono cura, Marise Ferro è ancora la meno nota. Eppure con lei si arricchisce il mondo delle scrittrici che hanno raccontato, in anticipo sui tempi, i cambiamenti epocali che hanno coinvolto il soggetto femminile, come Alba de Céspedes e Paola Masino, e tante altre più o meno conosciute. Dobbiamo la possibilità di leggerla allo sguardo attento di Francesca Sensini che, dopo aver scoperto per caso a Ventimiglia, estremo lembo italiano del Ponente ligure, una targa apposta su una piccola strada intitolata a lei, si è messa sulle sue tracce. Da quell’incontro fortuito è iniziato il lavoro di ricerca di Sensini, oggi professoressa associata di Italianistica all’Università Cote d’Azur di Nizza. E anch’io (notazione personale: nata a Ventimiglia lo stesso giorno e mese di Marise, il 21 giugno!) ho avuto la possibilità di conoscerla e ritrovarmi a casa tra le pagine dei suoi libri, immersa nei paesaggi che sono il palcoscenico su cui si svolgono molte delle vicende raccontate nei romanzi che la la casa editrice elliot sta ripubblicando dal 2022: La ragazza in giardino, La violenza, Barbara, e La Sconosciuta, uscito a maggio 2025. Le note biografiche ci dicono che Marise (Maria Luisa ) Ferro nasce a Ventimiglia nel 1905 da una famiglia benestante, e qui vive l’infanzia e l’adolescenza nella grande villa dei nonni materni circondata da un lussureggiante giardino di fronte al mare, ambiente che tornerà di continuo nei suoi romanzi. Dopo la separazione dei loro genitori, si trasferisce prima a Bologna e poi a Roma con la madre dove può coltivare la sua vocazione alla scrittura. Partecipa al concorso per esordienti, indetto dalla Accademia Mondadori, con il romanzo Disordine, lo vince e il libro verrà pubblicato nel 1932. Si trasferisce quindi a Milano dove inizia a lavorare come traduttrice dal francese per la Mondadori, coinvolta nel progetto della collana dedicata alle storie di Simenon e poi in quella dei “gialli”. Oltre a Simenon traduce Merimèe, Mouriac, Balzac, Proust. Nel 1934 il suo secondo romanzo, Barbara, viene ritirato dalla censura fascista pochi mesi dopo la pubblicazione, a causa della trasgressività delle sue protagoniste; la stessa sorte che Mondadori riuscì ad evitare a Nessuno torna indietro di Alba de Céspedes, messo sotto accusa per i medesimi motivi di non conformità all’idea del femminile propugnata dal regime. Dopo un affrettato matrimonio con Guido Piovene e un’ inevitabile rottura, vista la diversità di approccio al mondo, arriverà l’incontro con Carlo Bo, che durerà tutta la vita. Dopo il 1945 per Marise Ferro si apre un’intensa attività di giornalista e con Paola Masino, Alba de Céspedes, Sibilla Aleramo e Titina Rota dirigerà il settimanale Foemina, che intendeva rivolgersi alle donne nuove uscite dalla guerra. Nella sua scrittura resterà sempre al centro la condizione delle donne, la mistica del femminile e del materno, i rapporti familiari e le relazioni d’amore. Da ricordare anche La guerra è stupida, un romanzo testimonianza del decennio dal ’35 al ’45 e atto d’accusa contro la guerra, pubblicato nel 1949, e ristampato nel 2020 dalla casa editrice Gammarò, sempre a cura di Francesca Sensini. La Sconosciuta viene pubblicato nel 1978, e in ordine di tempo è l’ultimo dei suoi romanzi, preceduto da La ragazza in giardino. In entrambi l’elemento biografico è molto presente e, anche se la scrittrice non lo rivendicherà in maniera esplicita, sia gli eventi narrati che i sentimenti che li attraversano sono riconducibili alla propria autobiografia. Valeria è la protagonista e io narrante, e già nella prima pagina leggiamo la dichiarazione dello scopo di quella scrittura: “Mia madre morì nel 1960 a settantacinque anni. La piansi con lacrime roventi. (…). Mi chiesi, come tante altre volte: Chi era mia madre? Non seppi, come tante altre volte, darmi una risposta”. Nel tentativo di trovarla, la protagonista ricostruisce la vita di quella sconosciuta, cerca di mettere in luce i sentimenti che hanno mosso le sue scelte, le sue azioni; e i motivi del contrasto insanabile fino all’ultimo tra due donne, una madre e una figlia, che appaiono destinate a non comprendersi. E così si dipana il romanzo della sua illusoria pretesa di restituire a una figlia l’identità della madre; e ciò avviene attraverso una scrittura inesorabile che non nasconde nulla e dialoghi che rievocano accuse, rimproveri e fallimenti. La morte della madre renderà questo tentativo definitivamente impossibile. Si delinea anche con evidenza il confronto tra due generazioni di donne in tema di relazioni con l’altro, dei motivi per i quali si compiono scelte che vincoleranno il futuro per sempre: perché si sceglie di sposare un uomo che non si ama, come ha fatto la madre, per poi tradirlo cercando un amore vero ma inconsistente. Il sesso e la sensualità sono temi su cui le distanze tra le due donne appaiono insuperabili. Nel tentativo di ricostruzione della vita di quella sconosciuta, che a tratti ci appare persino maniacale, Valeria si confronta con un alter ego maschile: è Oscar, suo marito, che prova a mediare tra la ricerca di risposte da parte di lei e il tentativo di argomentare, se non difendere, le ragioni della madre: “Siamo delle solitudini, Valeria, nessuno entra nel nostro vero cuore”. “E’ vero. E noi che le siamo sempre stati vicini non abbiamo mai capito nulla. Se ne andrà via lasciandomi piena di domande che non avranno mai risposta”. Una consapevolezza amara, ma inevitabile, che le figlie conoscono bene, e su cui si possono solo scrivere romanzi, immaginare, inventare, nell’illusione di restituire la loro realtà. E alla fine, chiuso il libro, anche noi lettrici siamo indotte a interrogarci e a ritornare su quel mistero.