Victoria Amelina. Guardando le donne guardare la guerra. Diario di una scrittrice dal fronte ucraino
Ho appena terminato di leggere un libro che mi ha coinvolta moltissimo: si intitola Guardando le donne guardare la guerra. Diario di una scrittrice dal fronte ucraino e l’ho scoperto ascoltando Pagina Tre forse un paio di mesi fa, raccontato da Elena Stancanelli. Può darsi che non lo avrei notato nel mare di uscite librarie quotidiane, e avrei perso moltissimo. Voglio scriverne subito, come avviene quando si incontra la bellezza e si prova il desiderio di condividerla (citazione quasi letterale dal saggio di Virginai Woolf, La lettura). Non è impresa facile, perché è un libro così traboccante di informazioni, fatti, esperienze, vita, che il timore di non riuscire a restituire tutto può scoraggiare. Ma ci provo, e farò del mio meglio. Intanto lei, l’autrice: Victoria Amelina, scrittrice di due romanzi di successo, organizzatrice di un festival letterario, poetessa, saggista, attivista per i diritti umani, come recita la bandella di copertina. Il libro è stato pubblicato in Italia a febbraio del 2025, e quasi in contemporanea in molti paesi. Subito dopo l’invasione russa del febbraio 2022 i suoi obiettivi di vita e di lavoro cambiano; mette il figlio adolescente al sicuro e decide di fare per il suo Paese quello che sa fare meglio: organizzare, tessere relazioni, e scrivere, non da scrittrice ma da investigatrice sul campo. Inizia una catena di contatti con amiche e conoscenti, agenzie umanitarie, come la ONG Truth Hounds, per documentare i crimini compiuti dai soldati russi durante l’invasione del 2014. Segue un corso, perché per raccogliere testimonianze in modo corretto, attendibile e non invasivo per i testimoni, sono richieste tecniche precise e codificate. Raccoglie appunti, inizia a scrivere, viaggia attraverso le zone occupate, organizza soccorsi e fughe dalle zone ormai diventate pericolose. Ci racconta gli incontri con nuovi e vecchi amici, diventati attivisti per i diritti umani, investigatori o spesso anche vittime che sono riuscite a salvarsi. Attraverso i suoi racconti nomi di città che abbiamo ascoltato distrattamente nei notiziari di questi tre anni e mezzo di guerra acquistano una diversa consistenza: sono luoghi abitati da persone, ci sono le loro vite, quelle che hanno perso e quelle che hanno impacchettato in fretta per mettersi in salvo, quelle ricostruite qualche chilometro più lontano dalla linea del fronte o in altre regioni dell’Ucraina. Ci sono le catene di solidarietà, l’organizzazione di chi mette in gioco la propria vita per salvarne altre, senza sentirsi eroi, ma resistenti. Le sue testimoni privilegiate sono le donne, sono loro che guardano la guerra accadere e attraversare le loro vite e scelgono di fare qualcosa. E incontriamo grazie a lei le donne che si uniscono alla resistenza; la bibliotecaria Yulia, che nel piccolo villaggio di Kapytolivka si trasferisce in biblioteca, per esserci, se dovesse servire, e inizia a scrivere un diario di guerra che racconta il rapimento e l’uccisione di Volodymyr Vakulenko, uno scrittore per l’infanzia il cui corpo è stato trovato in una fossa comune a Izyum dopo la ritirata russa a ottobre 2022; la direttrice di un museo che ne diventa custode e non si allontana per mettersi in salvo; Oleksandra, che riceverà il Premio Nobel per la pace, che documenta decine di migliaia di crimini di guerra; un’avvocata, Evhenia Zakrevska, che decide di arruolarsi per difendere il suo paese, così come aveva difeso i parenti delle vittime della strage di Piazza Maudan del 2014. E tante altre eroine del quotidiano, come le contadine che non hanno voluto abbandonare gli animali e gli orti, donne forti e resistenti in qualunque luogo si trovino e qualunque cosa facciano attraversando la guerra. Guardando loro Victoria Amelina guarda la guerra, la vive, la scrive. La sera del 27 giugno del 2022 a Ktamatorsk, nella regione di Donetsk, è a cena fuori insieme ad altri scrittori, quando un missile russo distrugge il ristorante uccidendo decine di persone, tra i feriti c’è anche lei, che morirà pochi giorni dopo, all’età di trentasette anni. Il libro a cui stava lavorando non era ancora terminato nella sua forma definitiva ma era zeppo di annotazioni e appunti, e viene pubblicato così come lo stava preparando. Non sapeva che avrebbe avuto la prefazione della scrittrice Margaret Atwood. C’è un’ultima cosa che voglio evidenziare, e che a me è stata utilissima: nel suo manoscritto Victoria intreccia la storia ucraina dell’inizio del Novecento con il presente, partendo dall’idea della mancata punizione per i crimini russi commessi contro gli ucraini, prima dagli Zar, poi dal regime sovietico e dalla nuova Russia. Victoria dà voce a chi la voce è stata tolta: agli scrittori degli anni Trenta massacrati nei gulag, agli scrittori degli anni Sessanta, una generazione cresciuta sotto il regime sovietico, perseguitata e scomparsa nei gulag. La Rivoluzione della Dignità del 2013 e 2014 arriva anche da quel passato, che molti di noi ignorano. Si conclude così la prefazione di Margaret Atwood: “Questa è la sua voce: fresca, viva, intensa, come se lei fosse qui ora a parlare con noi ”.






